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Matteo Renzi e Marianna Madia REUTERS/Remo Casilli

Gli ultimi “furbi” in ordine di tempo sono stati beccati il 12 luglio nel Comune di Boscotrecase, provincia di Napoli. Nel giro di poche settimane, sono stati registrati oltre 200 episodi di assenteismo. I dipendenti, zelanti, strisciavano i cartellini (propri e degli altri che non si presentavano nemmeno sul posto di lavoro) e poi andavano via. Uno di loro, per evitare eventuali problemi, si copriva il volto con una scatola di cartone per non farsi riconoscere, ma non è servito a nulla. Le telecamere a circuito chiuso piazzate dagli inquirenti hanno registrato tutto e i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata hanno eseguito 23 misure cautelari (30 gli indagati). Le accuse a vario titolo sono di truffa aggravata ai danni dello Stato e di false attestazioni in servizio.

“Stamattina ci ritroviamo con quattro uffici chiusi, anagrafe, stato civile, politiche sociali ed ambiente – ha spiegato il sindaco di Boscotrecase, Pietro Carotenuto – e poi sono coinvolti il capo dei vigili e della ragioneria alla scadenza dell’esercizio di bilancio”. “Sto facendo rientrare, laddove possibile, il personale dalle ferie – dice ancora – ma la situazione è davvero complessa”. Il rischio è che il Comune venga chiuso.

Insomma, nonostante le cronache degli ultimi tempi abbiano portato sulle prime pagine dei giornali il malcostume in voga tra alcuni lavoratori della PA, i cosiddetti “furbetti del cartellino”, vale a dire dipendenti della Pubblica Amministrazione che, invece di lavorare, dopo aver timbrato il loro badge, preferiscono dedicarsi ad altre “occupazioni ”, non accennano a modificare il loro modo di fare. Lo shopping, la spesa, la palestra, i figli da andare a prendere a scuola, ecc. sono priorità irrinunciabili. Utilizzando un altro termine potrebbero essere definiti assenteisti, ma il risultato non cambia.

Forse a fungere da deterrente e ad evitare che situazioni del genere si ripetano contribuiranno le nuove regole sui procedimenti disciplinari per i dipendenti pubblici che vengono colti a strisciare il badge per poi andare via. Dal 13 luglio infatti entra in vigore il decreto attuativo della riforma Madia approvato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 15 giugno e pubblicato in Gazzetta Ufficiale due settimane fa. Norme create ad hoc per i cosiddetti “furbetti del cartellino” che stabiliscono sanzioni pesanti, dal licenziamento alla privazione dello stipendio, fino a multe salitissime per danni d’immagine allo Stato, allo scopo di porre fine ad “un’abitudine” che non può e non deve essere tollerata. Ad essere puniti non saranno solo gli assenteisti, ma anche i dirigenti che consapevoli di quanto avviene decidono di voltarsi dall’altra parte, consentendo ai dipendenti di proseguire con i loro illeciti.

Ma occorre tenere in considerazione una cosa. Le nuove regole, in base a quanto stabilito dalla legge, “si applicano agli illeciti disciplinari commessi successivamente alla data di entrata in vigore” del testo (13 luglio, lo ricordiamo). A partire da questa data scatteranno licenziamenti e sanzioni pecuniarie. Tenendo in considerazione che ogni anno vengono avviati circa 7mila procedimenti disciplinari, a rischiare saranno in tanti. Ma cosa prevedono le nuove regole? Ve lo spieghiamo subito.

Furbetti del Cartellino: le nuove regole

I tempi necessari per licenziare chi viene colto sul fatto scendono da 120 a 30 giorni. Scendendo nel dettaglio, il furbetto del cartellino beccato in flagrante verrà sospeso dal dirigente incaricato entro 48 ore dal fatto.

Immediatamente, l’assenteista dovrà rinunciare anche allo stipendio, ma riceverà solo un “assegno alimentare” il cui importo sarà pari alla metà del salario base.

Contestualmente, lo stesso dirigente dovrà inviare gli atti all’ufficio per i procedimenti che avvierà ufficialmente l’iter disciplinare. A partire da questo momento scatterà l’orologio: ci saranno trenta giorni di tempo per decidere il destino dell’assenteista che nel frattempo riceverà notifica del provvedimento aperto a suo carico. Dal giorno della ricezione, il “furbetto” in questione avrà 15 giorni di tempo per preparare la propria difesa, mentre le due settimane rimanenti saranno dedicate al completamento dell’istruttoria.

Se però il dipendente non risulta reperibile ci sarà bisogno di un mese aggiuntivo. In tutti i casi, l’iter dovrà essere inferiore ai 120 giorni previsti in precedenza.

Anche il dirigente rischia molto. Nel caso in cui venga accertato che quest’ultimo sia a conoscenza del malcostume dell’assenteista e non abbia preso provvedimenti disciplinari, anche il “capo” potrebbe essere punito con il licenziamento.

Tornando ai “furbetti”, oltre ai licenziamenti e allo stipendio, il rischio è anche quello di dover pagare una sanzione pecuniaria per aver causato danni d’immagine allo Stato. L’importo della “multa” dovrà essere pari ad almeno sei mesi di stipendio. A decidere sarà il giudice che terrà conto anche della rilevanza mediatica del fatto. Più i mezzi d’informazione avranno dato risalto alla notizia, più alta sarà la sanzione.

13 luglio – it.ibtimes.com – a cura di Vittoria Patanè

Leggi l’articolo al seguente link: http://it.ibtimes.com/furbetti-del-cartellino-licenziamento-stipendio-multe-le-nuove-regole-vigore-dal-13-luglio-1459409#

 
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