Dichiarano di assistere un parente disabile, invece fanno i propri comodi. E c’è chi si scopre attore porno

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In «permesso malattia» per assistere a Potenza un «parente gravemente invalido», faceva l’attore porno a Miami.

Lui, un agente forestale, davanti al giudice che lo ha sospeso dal servizio (quello di agente forestale, non di attore porno) si è difeso: «Il film è stato registrato a mia insaputa, ignoravo che la donna che mi aveva abbordato fosse una pornostar. Io sono parte lesa…». Nel convento sconsacrato dei falsi samaritani che – per fare liberamente i comodi loro – attestano di aiutare il prossimo, spuntano anche simili storie: del resto è noto come i furbetti dell’assenteismo siano specializzati in fantasie proibite. C’è chi dice di stare al capezzale della «sorella moribonda» e invece vende cosmetici; chi giura di badare alla «mamma invalida» e invece partecipa al torneo di bocce; chi assicura di curare il «padre inchiodato sulla carrozzina» e invece segue il corso di cucina cinese. Tutte attività svolte in orario di ufficio, disinvoltamente bypassato grazie alle opportunità offerte dalla legge 104. Benvenuti tra i cittadini onorari di «Abusilandia»: la metropoli dove truffare lo Stato, ingannare l’azienda in cui si lavora e imbrogliare i colleghi è considerato titolo di merito.

La legge 104 riconosce permessi retribuiti (mediamente 3 giorni al mese o in alternativa riposi giornalieri da 1-2 ore) ai lavoratori disabili o ai dipendenti che assistono familiari vittime di patologie gravemente invalidanti. Una norma che, nata nel 1992 col nobile intento di aiutare dipendenti pubblici e privati in contesti di «drammaticità sanitaria», si è gradualmente trasformata in una vergognosa sacca di privilegi e illegalità diffusa.

La realtà che viene fuori analizzando il combinato disposto dei dati forniti da ministero della Funzione pubblica, Ragioneria dello Stato, Guardia di finanza, Inps e Centro studi Confindustria evidenzia un pozzo di sprechi senza fondo: ogni anno gli assenteisti ingiustificati (ma formalmente in regola) gravano sull’Erario, cioè sulle tasche dei cittadini, per 200 milioni di euro. Inoltre l’«esercito della 104» ha un costo per l’Istituto nazionale di previdenza pari a 800 milioni di euro; un milione e mezzo i lavoratori (mediamente il triplo rispetto al resto d’Europa) che beneficiano della 104 (12% dei dipendenti pubblici e 8% di quelli privati); 3,5 miliardi di euro il danno per mancata produttività da parte delle aziende (effetto di 6 milioni di ore lavorative perse).

La «sindrome della crocerossina», nel mondo del pubblico impiego (3,5 milioni di dipendenti, contro i 12 milioni del settore privato), colpisce soprattutto il comparto-scuola. Non a caso appartiene è stato proprio un insegnante al centro della recente pronunciamento della Cassazione (n. 17968 del 2016) che ha ratificato il licenziamento per giusta causa di una docente la quale, invece di accudire la mamma disabile, risultava abile solo a partecipare a corsi di varia natura.

Ma l’elenco delle «volpi» della 104 che fanno concorrenza ai i «dritti» del cartellino (categoria «timbra e fuggi», magari in mutande o con una scatola di cartone sulla testa ndr) è lunghissimo. C’è l’impiegato comunale che doveva «aiutare a deambulare il fratello paralitico» e che invece è stato sorpreso a giocare a calcetto col medesimo «fratello paralitico» (trasformatosi miracolosamente in un implacabile goleador). C’è la bidella che, invece di stare con il fratello «colpito dall’ Alzheimer», cuciva laboriosamente nella sartoria della sorella. C’è il funzionario della Asl che, invece di stare col padre «non autosufficiente», seguiva tutte le trasferte della squadra del cuore e inviava pure le foto sui social. E ci fermiamo qui solo per ragioni di spazio. Un andazzo trasversale che va da Nord a Sud. Anche se nel Centro-Sud Mezzogiorno si registra il maggior numero di inchieste giudiziarie. Risultato: arresti pochi, denunce tante, ricorsi tantissimi, sentenze lentissime.

«In tema di legge 104 nella scuola abbiamo avviato una capillare serie di verifiche circa i requisiti degli aventi diritto», assicura il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone. Faraone è siciliano: nella sua regione, fino al 2011, ai 20 mila dipendenti della Regione una «estensione» della 104 consentiva (con soli 25 anni di contributi per gli uomini e 20 per le donne) di andare in pensione anticipata «per curare un familiare infermo».

O per godersi la vita ad «Abusilandia»?

18 novembre 2016 – ilgiornale.it – Nino Materi

Puoi leggere l’articolo al seguente link: I furbetti della “legge 104” rubano 200 milioni all’anno

 
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