Luciano Ponzi, l’investigatore privato al tempo dei social network

Tra le tante mail di aziende che ricevo per richiedere post e visibilità ne è arrivata una decisamente fuori tema rispetto ai temi trattati da questo blog che mi ha incuriosito, inviata da Luciano Ponzi.

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Ho pensato così di togliermi qualche curiosità approfittando della disponibilità di Luciano Ponzi a farsi intervistare per scoprire chi è e cosa fa un investigatore privato.

Chi è Luciano Ponzi e come riassumerebbe in breve la sua attività?

Sono un “figlio d’arte”, nipote del famoso Tom Ponzi,  e continuo l’attività iniziata da mio padre Vittorio nel 1958. Investigatore nel DNA e impegnato nel trovare soluzioni alle problematiche legate alla sfera aziendale e privata. Problematiche che variano dall’assenteismo al controspionaggio elettronico e cibernetico, dal rintraccio di persone scomparse o irreperibili per altri motivi, all’infedeltà coniugale e di partner aziendali fino alle indagini antistalking e per mobbing.

L’impatto delle nuove tecnologie come ha influenzato la tua professione?

Mi piace fare dei paragoni col passato per raccontare come le nuove tecnologie hanno avuto un forte impatto sulla nostra professione. Partiamo dalla comunicazione mobile. Prima del cellulare eravamo costretti ad operare con il sacchetto dei gettoni telefonici in tasca, fermandoci nel caso di perdita di contatto con l’indagato e telefonando alla base operativa per avere notizie dall’altra pattuglia più fortunata. Ricordo poi la macchina da scrivere Olivetti con la quale redigevamo le relazioni di servizio, rigorosamente in triplice copia con la carta carbone e le veline. Oggi il PC , oltre ai programmi di scrittura, permette innumerevoli altre funzioni, tra le quali ricerca con google earth o con altri programmi di mappe. Infine il pedinamento a vista con autoveicoli di ogni genere, motocicli e talvolta superleggeri o elicotteri, sostituito dal controllo con i localizzatori satellitari, autorizzato ai sensi del D.M 269/2010, e la scomparsa delle ingombranti mappe cartacee sostituite dai navigatori satellitari. Tecnologie che non solo hanno facilitato la nostra vita ed il nostro lavoro ma hanno anche ridotto i costi sostenuti dai nostri clienti.

E i social network? Immagino siano stati una manna dal cielo per un investigatore privato.

I social network fanno parte della nostra vita quotidiana, io stesso ho un profilo Linkedin, Twitter e altri, diciamo che al momento evito Facebook e forse le ultime notizie mi confermano essere stata un scelta oculata.

I canali social ci permettono di far partire una indagine dai profili dei propri utenti, tutte informazioni che prendiamo col beneficio di inventario, ma che possono essere molto utili per indirizzarci sulla strada giusta. A volte  individuiamo profili fantasma, cioè che l’utente ha registrato sotto mentite spoglie per chattare liberamente e non essere scoperto dal partner, talvolta scopriamo profili del partner che proibisce all’altro di averne uno (ovviamente a ragion veduta). Ricordo il caso in cui una donna  si era invaghita di un minore che si spacciava da adulto navigato su Facebook e che è rimasta notevolmente delusa al primo appuntamento. Delusione che ha ampiamente soddisfatto il marito, nostro cliente. 

Infine un tema molto importante, come operate nel rispetto delle normative sulla tutela della privacy?

Ogni incarico affidato all’investigatore autorizzato e munito di licenza deve essere vagliato secondo il codice deontologico della privacy. Prima dell’avvento del codice deontologico  con le disposizioni per la nostra categoria era possibile indagare su chiunque avendo semplicemente un incarico sottoscritto dall’interessato, ora ,ogni qual volta che un cliente entra nel nostro ufficio dobbiamo porgli la semplice domanda del perchè si è rivolto a noi e per quale ragione vuole indagare sulla persona/azienda di suo interesse. Se la motivazione non rientra nei parametri del codice deontologico non possiamo accettare l’incarico. Per esempio, se prima  indagare sul vicino che ci stava antipatico era possibile, ora, se non si è in causa con lui oppure se non dobbiamo utilizzare le informazioni da noi ottenute in giudizio, non è possibile procedere.

Le principali violazioni accadono quando semplici cittadini si improvvisano 007 o investigatori fai da te comprando gadget sui vari spyshop sparsi per il mondo. Le denunce in questi casi possono essere gravi come l’esercizio abusivo della professione di investigatore privato fino alle più gravi intercettazioni telefoniche e/o ambientali penalmente perseguibili d’ufficio con pene sino a 4 anni per il committente e fino a 5 per il professionista che coadiuvasse siffatta azione illecita.

Mi preme sottolineare la sostanziale differenza che c’è tra l’Investigatore Privato autorizzato e la pletora di spioni, sceriffi o vigilanti che dir si voglia sparsi per l’intero globo, noi siamo professionisti che ottengono informazioni utili a privati ed aziende che devono tutelare un proprio interesse/diritto in sede giudiziaria. Spesso siamo considerati dai nostri clienti come una sorta di confessori e psicologi e non nego sia necessario una buona dose di tatto per trattare argomenti scottanti e sensibili che creano malessere sia in ambito privato, ma soprattutto in quello aziendale.

17 aprile 2014 – aghenorblog.com – di Stefano Vitta


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Puoi leggere l’articolo anche al seguente link: Luciano Ponzi – L’investigatore privato ai tempi dei social network

 
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